Laura Emiliani nacque a Bologna, il 20 luglio 1893
in una colta famiglia di artisti e letterati. La madre, Argia Romagnoli
(1857-1934) fu una figura di spicco a Bologna tra la fine dell’‘800
e l’inizio del ‘900. Insegnante e direttrice di scuole materne,
fu tra gli altri, fondatrice e direttrice del primo asilo froebeliano
della città. Quando scomparve il 23 giugno 1934, l’articolo
pubblicato per l’ occasione su l’
Avvenire d’Italia
dice fra l’altro: ”
Fu donna di elevato e versatile ingegno……
ebbe notorietà e molte conoscenze nell’ambiente culturale…”.
Della famiglia Emiliani si hanno notizie a Bologna, a cominciare dai
primi anni del ‘700. Molti sono i discendenti di questa famiglia
che si sono distinti nella loro vita, in particolare nel campo della
musica e delle scienze.
Anche Laura mostrò sin da bambina un grande talento per le arti,
nel suo caso per il disegno e la pittura. Nel 1910 si iscrisse al corso
di ornato e architettura dell’Accademia di Belle Arti di Bologna
dove si diplomò nel 1913. Lì conobbe Gian Francesco Costa,
suo compagno di corso, di cui si innamorò e con cui si fidanzò
già durante gli anni di studio.
La pittura era la sua passione assoluta e, dopo il diploma, sostenne
l’esame di abilitazione all’insegnamento del disegno nelle
scuole tecniche e normali.
Donna di carattere, indipendenza e coraggio, iniziò ad insegnare
in varie città, ovunque le domande di incarico presentate ebbero

esito positivo, dove veniva chiamata a lavorare per periodi più
o meno lunghi.
Negli anni 1913 e 1914 fu all’Istituto Pallavicini di Firenze
trascorrendo il tempo libero dall’ insegnamento nei musei e pinacoteche
della città, copiandovi i quadri dei classici (fra gli altri
ha lasciato una bella testa della Primavera del Botticelli, un autoritratto
di Rembrandt

e
un Cristo del Sodoma).
L’anno successivo la vide a Pavia, all’Istituto tecnico
Bordoni, mentre i tre anni successivi, dal 1916 al 1919 li passò
in Sardegna, a Cagliari, all’Istituto Tecnico Pietro Martini.
La Sardegna l’affascinò e visitò e soggiornò
spesso nei paesi dell’interno, fermandosi soprattutto a Desulo,
alle falde del Gennargentu. Molti dei suoi dipinti sono ritratti e paesaggi
sardi, con le persone raffigurate con i costumi locali dai colori sgargianti,
come allora usavano. Anche parecchi acquerelli e disegni del fidanzato
Gian Francesco sono paesaggi

sardi, poiché lui, la raggiungeva in Sardegna, quando tornava
in licenza dal fronte di guerra.
Laura trascorse anche un periodo di studio della pittura a Monaco di
Baviera, nel 1920, imparandovi il tedesco oltre al francese, che già
sapeva. Lì la raggiunse la madre Argia, dopo aver visitato l’altra
figlia Claudia (chiamata in famiglia Dietta) ottima violinista, che
viveva allora a Helsinki, col marito e i figli, dove teneva concerti
molto apprezzati.
Nei primi mesi del 1924, quando Gian Francesco visse una profonda crisi
a causa della sua malattia cardiaca, perse la speranza di guarire e,
per onestà, sciolse la promessa di matrimonio, Laura decise di
emigrare negli Stati Uniti. C’è testimonianza di questa
sua decisione nei documenti in originale necessari all’espatrio,
che non furono poi utilizzati. Infatti, la situazione fu risolta dall’intervento
di sua madre Argia presso la famiglia Costa e, dopo pochi mesi, l’8
settembre dello stesso anno, Laura e Gian Francesco si sposarono e andarono
ad abitare a Cento, nella casa chiamata “il Lazzaretto”,
nel circondario della città, il Penzale.
In quegli anni Laura continuò a dipingere e ad insegnare privatamente
e a vivere serenamente la vita di moglie. Nei tristi anni della vedovanza
amava raccontare alle figlie i momenti felici, quando cantava insieme
al marito antiche canzoni napoletane accompagnandosi con la chitarra
che suonava bene, le loro voci unite nelle armonie musicali. Nel 1929
nacque la loro prima figlia, Isabella e, nel 1932, la seconda, Cesarina.
In quegli anni dipinse sempre più di rado, occupata con le figlie
piccole e la cura della salute del marito che andava peggiorando.
Risalgono a questo periodo gli affreschi che realizzò sui soffitti
di alcune stanze dell’antica torre del ‘400 situata nella
frazione di Asìa, che il marito aveva ereditato alla morte del
padre e che stavano restaurando per poterla abitare. Purtroppo Gian
Francesco non riuscì a vedere il loro progetto realizzato, e
non riuscì mai a disegnare nello studio luminoso all’ultimo
piano della Torre di Asìa. Si spense all’inizio del 1933.

Da allora, Laura Emiliani non dipinse più, costretta ad occuparsi
con molta fatica, delle terre avute in eredità e ben poco redditizie
ed a curare la crescita delle figlie ancora piccole. Vivevano isolate
nella campagna, nell’antica torre, assai pittoresca, ma con scarse
comodità e con pochi di quei contatti culturali ai quali era
abituata. Il fratello Luigi, che sempre la sostenne con consigli e aiuti,
era spesso loro ospite e quelli erano giorni di gioia ed allegria per
tutti. Un bel periodo fu per lei l’estate del 1943 quando il nipote
preferito, Cesare Emiliani, (1922- 1995) allora laureando in geologia
all’ Università di Bologna, trascorse alcuni mesi presso
di lei:

furono
settimane vivaci a causa del gruppo dei giovani parenti ed amici che
ruotavano attorno a Cesare, uomo di grande intelligenza e carisma destinato,
negli anni seguenti, ad emigrare in America e a diventare rapidamente
celebre nel mondo per i suoi studi e le sue scoperte scientifiche e
i tanti libri pubblicati, ancora oggi considerati di grande attualità
e presenti nelle librerie .
Laura rimpiangeva la pittura e il mondo che aveva lasciato e sperava
di poter tornare a vivere in maniera a lei più congeniale una
volta finita la seconda guerra mondiale. Purtroppo questo destino le
fu negato: morì tragicamente il 9 maggio 1945, lasciando sole
le due figlie adolescenti.
Laura lasciò una grande quantità di dipinti e di disegni
che divennero proprietà delle due figlie Isabella e Cesarina,

sconosciuti ai più e tuttavia di notevole valore artistico.
Solo nel 1973 fu possibile organizzare, grazie anche all’interessamento
del critico d’arte Franco Solmi, una sua mostra personale alla
Galleria Due Torri di Bologna e fu l’occasione per la scoperta
delle sue opere da parte del pubblico e della critica. Parecchi dipinti
furono venduti e fanno oggi parte di collezioni private. Cinque di
questi furono acquistati dalla Galleria d’Arte Moderna di Bologna
e sono stati esposti in diverse occasioni.
Laura Emiliani è stata una pittrice significativa nel panorama
della pittura bolognese del primo ‘900 ed il nostro obbiettivo
è di farla conoscere ad un pubblico più vasto dandole
il rilievo che merita e valorizzando tutto ciò che ci ha lasciato
perché sia apprezzata e ricordata nel tempo.
In questa galleria virtuale abbiamo voluto esporre tutto ciò
che è stato possibile ritrovare, diverse opere necessitano
di restauro, mentre altre non abbiamo ancora potuto recuperarle. Ci
auguriamo che in seguito ciò possa avvenire.