Gian Francesco Costa nacque il 16 maggio 1882, a Cento
in Provincia di Ferrara, secondo dei quattro figli di Enrico Costa e
Ernesta Tonini.
Frequentò le scuole locali e, grazie ad un precocissimo e notevole
talento per il disegno e la pittura, nel 1910 fu ammesso al Corso di
Ornato e Architettura dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Qui conobbe Laura Emiliani, sua compagna di classe e quando si diplomarono,
nel 1913, erano già fidanzati. Subito dopo, fu ammesso al Corso
straordinario di Architettura dove poi si diplomò nell’autunno
del 1914, terminando il percorso di studi triennale in soli due anni.
Nel dicembre dello stesso anno fu richiamato sotto le armi per lo scoppio
della prima guerra mondiale e assegnato al 3° Reggimento Genio Telegrafisti.
Rimase in servizio attivo per tutta la durata del conflitto, prima con
il grado di caporale e poi di sergente. Quando partì per il fronte
ignorava di avere un problema cardiaco, che non gli fu riconosciuto
neanche al momento dell’arruolamento, ma che si manifestò
con gravità crescente durante i cinque anni passati in zona di
guerra.
Decorato con una croce al merito e congedato il 28 agosto 1919, riprese
la vita a Cento, ma sin dai primi tempi, le sue condizioni fisiche si
mostrarono precarie.
Malgrado ciò, iniziò la sua carriera di libero professionista
e si dedicò a diversi progetti di architettura continuando l’attività
di acquarellista e disegnatore, in cui eccelleva.

La
progettazione di edifici era l’ambito in cui meglio riusciva ad
esprimersi, avvalendosi dell’acquerello o del disegno a china
per rendere ancor meglio visibile l’idea dello spazio e dei volumi
che aveva immaginato prendere forma. I lavori qui esposti mostrano il
suo straordinario talento, la sua passione e la sua competenza anche
per queste difficili tecniche pittoriche e il suo lato artistico, così
radicato da essere una seconda natura, tale che immaginare edifici e
disegnarli era una costante di ogni sua ora, lo faceva in ogni momento
e su ogni tipo carta.
Tanti suoi piccoli appunti architettonici sono disegnati sui fogli di
ricevimento dei messaggi telegrafici e tanti, finita la guerra, su quelli
delle convocazioni del Comune di Cento in cui

svolse
attività prima come Consigliere e poi come Assessore.
Era un uomo colto e curioso e i cinque anni di guerra in trincea, la
salute malferma, la morte del fratello Vincenzo avvenuta nel 1918 sull’Altipiano
di Asiago, non ne avevano fiaccato lo spirito. Si abbonò al settimanale
di cultura “Il Marzocco” mantenendone con cura le copie
ben ripiegate e al Touring, con il corredo di tante carte geografiche;
comprava pubblicazioni d’arte, come ”I maestri del colore“;
conservava molte riproduzioni di opere artistiche; possedeva una buona
biblioteca dove figurano anche parecchi libri antichi di un certo pregio.
Purtroppo la sua salute peggiorava, tanto che egli, appassionato ed
esperto cacciatore, non era più in grado di fare lunghe camminate
e stare fuori per giornate intere.
Pensando che il suo precario stato di salute potesse compromettere il
fatto di costruire una famiglia, decise di sciogliere la promessa di
matrimonio che lo legava alla fidanzata Laura. Si può immaginare
il dolore, la delusione, lo smarrimento di lei, dopo i lunghi anni di
fidanzamento, di attese e di ansie.
Laura decise, allora, di dare un taglio netto a tutto e si preparò

ad emigrare negli Stati Uniti per stabilirsi a New York e svolgere il
lavoro di segretaria e assistente artistica della scultrice Bianca Costa
Santarelli (che non era parente di Gian Francesco), amica carissima
e sua compagna dell’Accademia di Belle Arti, che si era stabilita
là col marito. Tutti i documenti necessari per l’emigrazione,
datati nei primi mesi del 1924, esistono in originale, ma non furono
mai usati e le cose si risolsero in questo altro modo: la famiglia di
Laura Emiliani era retta dalla madre, Argia Romagnoli, donna colta,
energica e autoritaria, vedova da tempo. Ella andò in visita
a Cento dalla famiglia Costa (le nipoti ricordavano bene l’avvenimento,)
e fu imperativa nel richiedere le nozze, che infatti si fecero dopo
pochi mesi, l’8 settembre 1924.
Gian Francesco e Laura andarono a vivere al Lazzaretto, una casa vicino
a quella della famiglia Costa, la quale casa era in golena, (cioè
fra il primo argine e il secondo del fiume Reno che passa accanto a
Cento).
Il lavoro di progettazione, la partecipazione a vari concorsi, spesso
per la realizzazione di monumenti ai caduti, la ricerca di altri sbocchi
professionali, la collaborazione con ingegneri e scultori, i rapporti
con ex-commilitoni, la partecipazione alla vita del Comune, dove fu
eletto Assessore ai lavori pubblici, la continua ricerca di idee, costituirono
le vicende di quegli anni, fino al 1929, quando nacque la loro prima
figlia, Isabella.

In quegli anni partecipò,
fra altri concorsi, anche a quello indetto, per la realizzazione di
un Monumento commemorativo ai caduti di tutte le guerre e lo vinse.
Seguì di persona i complessi lavori di realizzazione in via Matteotti
e l’opera fu inaugurata nel 1931 alla presenza di alte autorità,
tra cui l’allora Ministro dell’Aeronautica, Italo Balbo.
Dopo pochi mesi e a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro,
morirono i suoi genitori, Ernesta ed Enrico, lasciando a Gian Francesco,
a suo fratello Sisto e alla vedova del fratello Vincenzo, diversi beni
terrieri.
La famiglia Costa, salvo la sorella Ida che si era già maritata
e viveva a Firenze da tempo, si trasferì nella zona dove erano
situati i terreni e le case, a pochi chilometri da Cento (nel vicino
Comune di S.Pietro in Casale) in una grande casa, detta la Riccardina.

Gian
Francesco, Laura e la piccola Isabella, in un appartamentino sul retro,
gli altri (il fratello Sisto con la sua famiglia e la vedova del fratello
Vincenzo, con tre figli piccoli) tutti insieme nel resto della grande
casa.
La divisione dei beni assegnò ad ogni nucleo familiare terreni
e case e a Gian Francesco e Laura toccarono terreni condotti a mezzadria,
alcune case e una antica torre del 1400, in parte diroccata. Essi la
scelsero come loro abitazione iniziando a restaurarla: Laura la decorò
con begli affreschi nei soffitti delle camere e nel corrimano in pietra
delle scale; su disegno di Gian Francesco, fu aperta anche una finestra
a trifora nella camera al secondo piano. Nel frattempo nacque la loro
seconda figlia, Cesarina (1932). La salute di Gian Francesco, intanto,
era ulteriormente peggiorata e, purtroppo, il 9 gennaio 1933, morì
per un attacco cardiaco. Aveva solo 41 anni.
Tanti suoi progetti, disegni, schizzi, acquerelli, chine, note,
diari, fotografie degli anni di trincea, tante tracce di ciò
che aveva immaginato e realizzato sono rimaste per anni intoccate
e ora abbiamo voluto offrire ad un vasto pubblico la testimonianza
del suo lavoro, mostrare il suo talento e la sua inventiva perché
possa essere conosciuto e apprezzato come merita.